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Progetto:

Secondo un report OCSE del 2014, nell’Unione Europea sono necessari circa 4 milioni di posti di lavoro per tornare ai livelli di occupazione pre-crisi.

Secondo gli obiettivi di Europa 2020 il 75% della popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni dovrebbe essere occupata. A livello UE, circa il 47% delle persone con disabilità hanno un impiego, rispetto al 72% delle persone senza disabilità. La percentuale di impiego a livello nazionale delle persone con disabilità nel 2011 nei paesi partner era:  Bulgaria – 30,70%, Polonia – 33,90%, Spagna – 44,30 e Italia – 45,60%. Secondo uno studio dell’OMS nel 2011 l’impiego delle persone con disabilità variava a seconda del genere, analogamente alle tendenze nell’occupazione generale. Il tasso di occupazione delle donne con disabilità nei paesi OCSE è solo del 19,6%.

Il Supporto all’Inserimento lavorativo è uno dei pilastri della politica di non esclusione dell’Unione Europea e della Strategia europea sulla Disabilità 2010-2020 volta ad eliminare le barriere, prevenire la discriminazione e migliorare il pieno esercizio dei diritti delle persone disabili, rafforzandone la partecipazione nella società e nell’economia. Il Supporto all’Inserimento Lavorativo è definito come un sistema che supporta le persone con disabilità o altri gruppi svantaggiati nell’ottenimento e nel mantenimento di un impiego retribuito all’interno mercato del lavoro. Il Supporto all’Inserimento lavorativo si basa su un processo personalizzato che può essere adattato in base alle esigenze delle parti coinvolte.

Nonostante la sua importanza, la maggior parte delle agenzie che si occupano di Supporto all’Inserimento lavorativo non possono ancora contare su una formazione certificata e i  programmi di formazione esistenti non riescono a stare al passo con i contesti in rapida evoluzione dei mercati del lavoro europei e degli sviluppi professionali.

Nonostante l’emanazione di regolamenti e misure volte a garantire l’uguaglianza delle persone con difficoltà cognitive, in Bulgaria e Polonia, per esempio,  mancano ancora programmi efficaci di supporto all’inserimento lavorativo per persone con disabilità.

Trovare lavoro è una grande sfida, in particolare per i giovani con difficoltà cognitive.  La stigmatizzazione sociale è ancora dilagante ed è la ragione principale del loro isolamento e della violazione dei loro diritti umani fondamentali, incluso il diritto al lavoro. In Bulgaria, le persone con difficoltà cognitive sono ancora percepite come incapaci di condurre una vita “normale” e poco utili alla società in generale.

I rappresentanti di questo gruppo trascorrono il loro tempo da soli o con le famiglie, senza alcun impiego significativo, contatti sociali o possibilità di scelta riguardo allo sviluppo del loro potenziale.

In Italia non esiste un programma nazionale di Supporto all’Inserimento lavorativo. In Spagna, ci sono circa 200-300 specialisti del Supporto all’Inserimento lavorativo; i servizi sono forniti principalmente da organizzazioni private. Il carico di lavoro dei job coach varia a seconda del gruppo target, da tre (persone con paralisi cerebrale, problemi di salute mentale o disabilità intellettiva) a 8-12 (disabilità fisiche o sensoriali) o 15 per altri gruppi target.

Gli specialisti del Supporto all’inserimento lavorativo che collaborano con le organizzazioni partner mostrano l’importanza di  contesti di apprendimento non formale, necessari per lo sviluppo e l’acquisizione di competenze rispetto ai contesti di apprendimento formale.

All’interno dei contesti di apprendimento non formale, è fondamentale dare valore alla pratica professionale con particolare riferimento alla formazione dei professionisti del settore attraverso “learning by doing” o pratica riflessiva.

Obiettivi del Progetto:

  1. ampliare la conoscenza circa il funzionamento socio-occupazionale delle persone con disabilità,
  2. apprendere metodi efficaci e provati sul supporto all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità,
  3. aggiornare abilità e qualifiche degli specialisti del supporto all’inserimento lavorativo nei paesi partner, attraverso uno scambio di buone pratiche,
  4. raccogliere le opinioni dei SES sul funzionamento del sistema socio-occupazionale per le persone con disabilità nel proprio paese.

Come effetto secondario il progetto porterà vantaggi non solo al mondo dell’istruzione e formazione professionale, ma anche alle persone con disabilità inserite o disposte ad essere inserite nell’istruzione o formazione professionale.

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